mercoledì 20 luglio 2011

Ambiguità

Se c’è qualcosa che non sopporto è l’ambiguità nei rapporti tra le persone e tra noi e Dio! Anche le persone migliori possono cadere nel vortice dell’ambiguità! L’ambiguità non è sempre facile da scoprire soprattutto quando si vive un rapporto di amicizia o di fiducia con le persone … veramente è un serpente viscido che agisce nell’oscurità e se non viene scoperto può creare parecchi danni! Probabilmente vi sarà capitato dopo una discussione con un amico di sentire un malessere a cui non siete riusciti a dare un nome … cosa fate? Di solito si cerca di non pensarci più, di lasciar correre ma poi cosa accade? Succede che ogni volta che pensate a quella persona sentite nuovamente quel disagio che si può esprimere in atteggiamenti di frustrazione, stanchezza e addirittura, in certi casi, persino rabbia. La cosa strana è che alle volte non ce ne rendiamo neanche conto: sentiamo quel disagio ma non lo colleghiamo subito alla persona, e proprio per questo andiamo in tilt magari rispondendo male ad un'altra persona che non c'entra niente! Da che cosa dipende questo disagio? Dall’ultima discussione avuta? Certo può essere questo ma spesso dipende da qualcosa che serpeggia in germe da tanto tempo, da una mancanza di chiarezza  che abbiamo lasciato agire indisturbata fino a quando ci ha messi nel sacco! Se dovessi fare un resoconto di tutte le volte che ho vissuto situazioni simili penso che riempirei un libro sull’argomento! Mi piace però condividere con chi legge questo diario alcuni episodi che forse possono essere d’aiuto per uscire fuori dall’impasse che si crea in questi casi. Ad esempio può capitare di avere incomprensioni con il proprio direttore spirituale, queste a volte sono suscitate dal maligno che cerca di farci screditare il superiore per allontanarci e spingerci nel “deserto", nell’illusione di poter fare un cammino spirituale da soli; altre volte queste incomprensioni servono sia a noi che al superiore per crescere nella santità: a questo proposito mi viene in mente la famosa discussione di S. Paolo con S. Pietro …  povero Pietro: che figuraccia! Altre volte queste comprensioni sono dettate da proprie mancanze. Ad esempio quando non riveliamo tutto al superiore oppure quando ci ostiniamo ad avere ragione chiudendoci nella superbia. A volte ancora può capitare che il superiore non sia tanto illuminato perché sta affrontando una situazione difficile, in fin de conti è un essere umano anche lui! Può capitare  però  qualcosa di diverso: un comportamento, una parola di troppo possono di sovente far sorgere nel superiore e anche in noi un giudizio, un’osservazione sull’altro. Quando ritroviamo quella persona in noi scatta un meccanismo che ci ripropone lo stesso pensiero del tipo: “stai attento a ciò che dici!”oppure “questa persona ha reagito così quindi posso presumere che lo farà nuovamente”… insomma pensieri che sembrano dettati dalla prudenza ma che invece nascondono un ambiguità di fondo che porta alla sfiducia nell’altro. Questi giudizi/opinioni dipendono in larga misura dalla forse troppa stima nei nostri confronti!
 Perché accade tutto questo? Perché non siamo chiari: se notiamo un comportamento che non capiamo o sentiamo una parola strana dovremo staccarci dalla situazione (nel senso che non dovremo far uscire le nostre passioni)  e chiedere subito o appena possibile una spiegazione. Se lasciamo passare troppo tempo rimaniamo fregati perché quell’avvertimento, quel pensiero “prudente” o meglio “imprudente” si trasformerà in un pensiero ossessivo che gironzolerà libero ogni volta che vedremo quella persona. Peggio ancora se non ne siamo consapevoli e ci abituiamo ad abitare con questo disagio. Più passa il tempo e più quel pensiero si cementerà nella nostra mente rendendo difficile una via d’uscita dalla situazione.
La carità (preventiva) deve precedere i rapporti interpersonali e portare ad un sano distacco. Dobbiamo attaccarci alla carità e non alle persone o meglio unirci alle persone nella carità. Il bene che proviamo per le persone deve essere dettato dalla carità e non dalle passioni del momento. Le passioni sono come le maree che vanno e vengono, la carità resta sempre, è una forza che cresce in noi se noi ci lasciamo plasmare da essa. L’amicizia non può avere una finalità "personalista" ma sempre la carità. Non deve assecondare le mie maree!  Non posso pretendere che gli altri mi comprendano in tutto, non posso pretendere che entrino nella mia testa né io posso entrare nella loro. In definitiva l’amore è una grazia che comporta anche uno sforzo ma non si tratta solo di un atto di volontà. Dobbiamo tenerci lontani da tutto ciò che può risvegliare le passioni e i nostri sensi solo così la nostra casa sarà pacificata (S Giovanni della Croce insegna!) 

Il deserto dell'obbedienza

Nel mondo non esiste un deserto più grande della nostra anima in cerca di Dio! Qual è la causa di questo deserto? Il peccato. Quale la sua risposta (la via di uscita)? Arrendersi all’Amore di Dio.
Non sopporto il deserto perché non sopporto il chiasso della mia mente, il frastuono dei desideri, il rumore delle passioni, il languore dei sogni irrealizzabili … allora forse è per questo che amo vivere in città perché il chiasso dei claxon, degli spazzini di notte, della gente, delle musiche psichedeliche mi allontanano da me stessa, da quel silenzio assordante che devasta la mia anima! Ci credo che quel poveretto nel Vangelo sia dovuto salire su un albero molto alto (un sicomoro) per poter vedere una via d’uscita! Alla fine il chiasso della città con la sua illusione di portarti via non funziona più … due sono le possibilità (sono un po’ estremista) : o ti dai alla droga e all’alcol e ai vizi o ritorni in te stesso affrontando il deserto.
Ma perché il deserto ci fa tanta paura? Perché non c’è acqua, non c’è cibo, fa caldo di giorno e poi, la sera fa molto freddo; non c’è corrente elettrica, non c’è il telefono, non c’è internet! Insomma non c’è niente. In realtà c’è solo una persona: te stesso. Credo ci sia anche un’altra paura più grande: quella di morire senza essere ritrovati da nessuno … nessuno ci cercherebbe in un deserto perché avrebbe paura di morire anche lui!  Se fosse così si diventerebbe pazzi in poco tempo.  Per un po’ la nostra vita da convertiti è un entrare e uscire dal deserto perché abbiamo bisogno del gusto ma mano a mano sentiamo un bisogno più grande: quello di trovare la verità. Se ci facciamo caso quando ci capita qualcosa in cui non troviamo la verità improvvisamente crolliamo … detta così non è facile capire ciò di cui sto parlando allora farò un esempio. Mettiamo caso che il superiore dica ad un monaco di fare una cosa che non ha senso, che lo fa soffrire e che gli impone di lasciare un incarico importante non tanto per lui ma per le anime che incontra. Dov’è la verità in tutto questo? Sicuramente mi rispondereste che la verità è nell’obbedienza al superiore a meno che il superiore non mi imponga di andare contro il Vangelo! Ma, miei cari, l’obbedienza spicciola, in questo caso, diventa un puro atto ascetico che prima o poi ci farà crollare! Abbiamo bisogno della verità! Non serve sentirsi dire che a Cristo non gli serve nulla di ciò che abbiamo fatto con fatica!  Inoltre  acquieta appena il pensiero evangelico del servo inutile! Se una persona pensasse di essere inutile allora non farebbe niente non credete? Direbbe tra sé : “chi me lo fa fare tanto non serve a niente, tanto sono un servo inutile!”. Certo qui bisogna specificare meglio questa saggia parola evangelica che ci invita soprattutto a non essere attaccati alle posizioni sociali, ai lavori importanti ecc. L’uomo infatti ha una capacità unitiva che lo spinge appunto ad unirsi alle cose, alle persone ad un ideale, a Dio. L’uomo spirituale cerca quest’ultima unione ma deve fare i conti con se stesso, con il proprio deserto interiore! Usando un termine improprio potremo dire che siamo disgregati in noi stessi a causa del peccato e che quindi non siamo capaci di vivere in equilibrio: anche un filo di aria fredda ci può turbare! Se ci uniamo alle cose del mondo  diventeremo schiavi di esse, se ci uniamo ad una persona diventeremo schiavi della persona, se ci uniamo a Dio diventiamo suoi amici (Vangelo non vi ho chiamato schiavi ma amici), anzi, in virtù del battesimo diventiamo Suoi figli! La differenza è abissale …  Paradossalmente unirsi a Dio sembra la misura più umana per poter  trovare un equilibrio in noi stessi.
L’obbedienza non può trasformarsi in un esclusivo atto ascetico perché si poggerebbe solo sull’intelletto e sulla volontà! “Il superiore è buono, vuole il bene per me quindi mi dice di fare solo cose buone che piacciono a Cristo insomma: lo seguo!”  quanto può durare? Mi viene in mente un fraticello che dopo aver abbandonato tutto per seguire S. Francesco cominciò a perdere colpi: da più giorni Francesco si era accorto che quel suo fratello stava male e aspettava di poter parlare con lui. Un giorno il fraticello andò da Francesco e tutto triste in volto gli disse che aveva faticato tantissimo, che si adoperava ogni giorno per gli altri, che cercava di lavorare ogni giorno con sempre maggior solerzia ma che si sentiva triste, non capiva il senso del suo agire … in pratica era crollato! Francesco gli sorrise e gli fece capire che ogni nostra azione non deve essere guidata da regole umane ma da una regola fondamentale e cioè l’Amore. Non importa ciò che si fa ma importa l’Amore con cui compi l’azione … l’azione infatti si perde nel tempo ma l’Amore riamane in eterno e se l’uomo è capace anche di dimenticare l’amore, Dio non lo dimentica mai!
Insomma praticamente il dialogo con le persone divine diventa la fonte principale da cui trarre il senso, la verità in tutto ciò che facciamo ogni giorno e questo dialogo avviene principalmente nel deserto! Il senso non te lo può dare il mondo e neanche il superiore anche se santissimo ai nostri occhi! Il senso te lo può dare solo Dio. E quando Dio non si fa sentire? Insomma mi trovo a fare una cosa che non capisco perché me l’ha chiesta il superiore e quindi devo obbedire … chiedo consiglio a Cristo ma non mi risponde … cosa devo fare? Se non trovo la verità in ciò che faccio come posso sostenere il peso di questa obbedienza? Senza una verità ultima condivisa, l’obbedienza diventa un macigno insostenibile! Cosa faccio? Per prima cosa scrollati di dosso il macigno, non lo devi portare tu ma Cristo! Vai da Gesù e digli semplicemente: “mi hanno dato questo ma per me è troppo pesante: aiutami Tu!”. Seconda cosa: non cercare di trovare una risposta intellettualmente: ti sfiancheresti! Ok, allora cosa faccio? Segui il superiore, bussa alla porta fin quando Cristo ti aprirà e riposati nel pensiero che la Verità, prima o poi, uscirà fuori. Non siamo noi a stabilire i tempi in cui Dio può farci capire la verità, né dobbiamo desiderare di trovarla velocemente e dirò qualcosa in più: non dovremo desiderare neanche di vederla! Abbiamo fede nella Verità? Allora la Verità entrerà nella nostra piccola storia anche se noi saremo già morti da anni! L’importante non è avere la soddisfazione di avere ragione ma di vedere che la Verità venga alla luce nel cuore degli uomini anche se questa Verità sia contraria al nostro minuscolo pensiero! Cristo ha vinto il mondo, ha vinto il nostro superiore e ha vinto noi! Cristo è Re, è un vincente e vince anche ogni giorno attraverso il nostro “SI” al superiore. Facciamo esperienza di Dio e ricreiamoci nella certezza del suo Amore per noi: questo Amore è l’unica verità degna di essere seguita, amata, adorata e contemplata. L’Amore ci libererà da tutti i legami che conducono  alla schiavitù e ci libererà da noi stessi! Questa non è più una speranza ma una certezza! Sull’Amore si fonda la fede, sull’Amore si fonda la speranza, la carità, la povertà , la castità e l’obbedienza! Se distogliamo il nostro sguardo, il nostro intelletto, la nostra volontà  dall’Amore, allora tutto quello che faremo rimarrà un atto sterile, un sacrificio vano, inutile, un’ascesi direi stoica e senza senso.
In definitiva quel deserto, di cui inizialmente avevamo paura, è l’unico luogo in cui è possibile un dialogo autentico e intimo con Dio. Una volta tolto il peso dell’obbedienza, il peso dei nostri pensieri, dei nostri perché, della nostra ribellione, dei sensi di colpa, della vergogna per aver pensato male del superiore … insomma, una volta tolto tutto, cosa rimane? Il silenzio, resti solo con Dio solo, un Dio che fino a quel momento cercavo ma che non vedevo perché ero troppo impegnato a guardare i miei pensieri! Eccolo lì, c’è sempre stato eppure io non lo vedevo … “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed Io vi ristorerò il mio gioco infatti è dolce e il mio carico leggero” . Dopo aver fatto questa esperienza cosa mi importa del mondo, di ciò che devo fare o di chi più ne ha più ne metta? Rimani assorbito in Dio tanto che ti dimentichi di te stesso, dei tuoi sogni, dei tuoi desideri, di tutto! A questo punto chi ti può fermare? Nessuno! Farai tutto con Amore e per Amore di Lui e se qualche pensiero ti dovesse affiorare lo farai tacere dicendo che la Verità è il fine ultimo della vita, che la Verità metterà il punto su ogni cosa, che la Verità ha già vinto e che tu non ti devi occupare di dimostrarlo perché la Verità si dimostra da sola, ha la sua forza in se stessa. Pace, pace,  pace solo così saremo uomini di pace, solo così saremo miti ed erediteremo la terra, solo così saremo capaci di vivere le beatitudini. La nostra casa sarà pacificata e rimarrà tale in eterno.
L’unica verità  che rende umano il nostro vivere sulla terra è essere soli con Dio solo.

lunedì 13 giugno 2011

Il binario

Oggi un sacerdote mi ha proposto una metafora molto interessante e mi ha chiesto di meditarla ogni giorno... ha iniziato il racconto chiedendomi: hai presente un treno? si. Hai presente su che cosa viaggia? Su un binario formato da due rotaie! Se una rotaia si rompe il treno deraglia, cioè esce fuori dalle rotaie. Lo stesso accade a noi! Noi siamo questo treno che  procede su un binario, le due rotaie rappresentano la fede in Dio e la fiducia in noi stessi. Se una delle rotaie si rompe noi perdiamo l'equilibrio e ci "ammaliamo" anche psicologicamente. E' importante avere fede in Dio ma è anche importante avere fiducia in se stessi in quanto siamo figli di Dio! Se le rotaie sono in buono stato allora potremo affrontare tutti i problemi della vita con serenità, ma se le rotaie cedono allora significa che non stiamo vivendo la pace.
Mi viene in mente che Gesù consigliava a gli apostoli di entrare nelle case e di dire "Pace" e anche Lui, dopo essere Risorto entrò nel Cenacolo dicendo "Pace a voi". Il Signore sa che abbiamo bisogno di pace, di una pace che può darci solo Lui perchè il mondo non la conosce e non la possiede....vi lascio la pace, vi dò la mia pace... non come la dà il mondo... Io la dò a voi! Grazie Signore Gesù...

lunedì 23 maggio 2011

Il martirio 2

Mi rendo conto che per scrivere su questioni così delicate ci vorrebbe una competenza che io non possiedo e anche uno studio molto approfondito...quindi mi limito esclusivamente a condividere i miei pensieri e il mio vissuto spirituale. Dopo questa premessa mi sento più libera di aggiungere alcune cose sull'argomento in questione! Alla fine del post precedente mi sono soffermata sul martirio non cruento che ho suddiviso in fisico, psicologico e spirituale. Questa suddivisione nella realtà non è così netta perchè l'uomo è uno spirito psicosomatizzato quindi queste tre forme di martirio non possono essere scollegate completamente tra loro.
Del martirio fisico quotidiano ho dato alcuni esempi ma ce ne sarebbero molti altri ad esempio come cristiani siamo chiamati a fare, ogni tanto, un pò di digiuno che è sempre un sacrificio che per certe persone può trasformarsi in martirio! Abbiamo l'osservanza (le preghiere, le azioni che il direttore spirituale ci indica di fare per il nostro cammino spirituale) ecc...Certo sono cose belle e sante ma richiedono uno sforzo fisico( e anche della volontà!)! Del resto Cristo, venendo sulla terra, non se ne è rimasto a casa beato e tranquillo! Anzi, da quello che mi risulta, si è fatto una lunga passeggiata per annunciare a tutti il Regno di Dio! Insomma di esempi ne abbiamo quanti ne vogliamo!
Il martirio che riguarda la psiche lo subiamo in continuazione! Qui bisognerebbe fare un'altra suddivisione e parlare del martirio intellettuale, del martirio che subiamo a livello emotivo ecc. ma non credo di esserne all'altezza! Però posso tentare di semplificare l'argomento facendo alcuni esempi:
- vi viene in mente una buona idea da poter realizzare per dare gloria a Dio ma dovete rinunciare subito al progetto perchè il vostro superiore (capo ufficio, marito, moglie ecc) ve la boccia;
- sentite il desiderio di raggiungere Dio esclusivamente con l'intelletto per poter convincere tutti che Gesù è la Via, la Verità, la Vita ma facendo questo sentite di combattere contro i mulini a vento ed entrate in un buio anche spirituale!
- non poter condividere la fede con le persone che ami perchè ti osteggiano in ogni cosa che riguardi la fede (è anche un martirio spirituale!);
- essere obbligati a svolgere un lavoro intellettivo che pensiamo non sia utile;
- a volte ci sentiamo invasi da pensieri ossessivi il cui contenuto appare ragionevole...sono i pensieri peggiori che piano piano ci catapultano in un vortice senza uscita:
- ecc., ecc., ecc...
Con il passare del tempo ci rendiamo conto che l'unica via possibile per sentirci liberi è donare i nostri pensieri e i desideri a Cristo. Quando fai un regalo ad una persona, il regalo resta alla persona e a te rimane solo il ricordo di aver fatto quel regalo...così avviene anche nella vita spirituale: se doniamo a Cristo i nostri sogni, i nostri pensieri ossessivi ecco che di essi ne rimane solo il ricordo! è un prezzo alto da pagare perchè siamo molto attaccati ai nostri desideri ma solo donandoli possiamo sentirci liberi.
Per quanto riguarda le emozioni e l'affettività ho già scritto alcune cose quindi non mi sento, per ora, di aggiungere altro.

Il martirio 1

Di solito è uso comune associare questa parola ai santi di Dio. Quando si parla di martirio si è portati a pensare al martirio rosso (morire per Cristo) ma esiste anche un martirio non cruento.
Ci sono persone che darebbero subito la vita per salvare qualcuno ma se gli viene chiesto qualcos'altro si chiudono in se stesse dicendo che è troppo per loro! In realtà il martirio rosso ne presuppone uno bianco!
Nel cattolicesimo vengono individuati tre tipi di martirio:
  • il martirio bianco
  • il martirio verde
  • il martirio rosso
Il martirio bianco consiste nell'abbandono di tutto ciò che un uomo ama a causa di Dio.
Il martirio verde consiste nel liberarsi per mezzo del digiuno e della fatica dai propri desideri malvagi, o nel soffrire angustie di penitenza e conversione.
Ill martirio rosso consiste nel sopportare la Croce o la morte a causa di Gesù Cristo (Omelia irlandese del VII secolo)
Il martirio rosso è stato considerato in passato il vero battesimo, purificatore di ogni peccato: subendo il martirio la santità era assicurata, non potendo più peccare.
http://it.wikipedia.org/wiki/Martirio_cristiano
Se accettiamo questa piccola definizione presa da Wikipedia (l'ho presa lì per comodità e anche perchè non mi serviva una definizione precisa per ciò che devo scrivere), credo sia sensato affermare che il martirio rosso sia la conseguenza "logica" del martirio bianco e di quello verde! Ovviamente è necessario specificare che lasciare tutto ciò che si ama a causa di Dio non significa non amare le persone che ci sono vicine ma anzi significa amarle di più perchè, purificando il nostro amore in Dio, saremo più liberi di manifestare con semplicità la carità. I Comandamenti, le dieci Parole, ci insegnano che bisogna amare Dio e poi il prossimo come noi stessi! Cristo ci dà infine un comandamento nuovo: Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi. La vita del cristiano dovrebbe essere una vita vissuta per amore, con amore e nell'amore di Dio.
Fin qui sembra allettante! Ma ci dimentichiamo spesso che la sorgente del martirio è proprio l'Amore di Dio in noi.
L'incontro personale con Cristo ci colpisce intimamente e profondamente tanto che la persona intuisce in sè che la vita non sarà più la stessa. Se provate a chiedere ad un cristiano come ha ricevuto il dono della conversione, vi parlerà della sua vita prima di Cristo e dopo l'incontro con Cristo!
Avere una coscienza filiale (sapere di essere figli del Padre Celeste), essere consapevoli di essere inabitati dalla Santissima Trinità (è chiaro che non basterebbe una vita intera per esserne consapevoli a meno che non vi sia un intervento soprannaturale da parte di Dio: la Grazia!) trasfoma il nostro modo di essere nel mondo. Agli inizi della conversione sembra tutto facile: si è disposti a cambiare, persino a fare dei presunti "miracoli" per cambiare qualche atteggiamento che sappiamo possa dispiacere a Dio. In realtà quei presunti cambiamenti repentini si smontano presto come bolle di sapone, infatti non siamo noi a cambiare ma è Dio che ci aiuta in questo processo lungo che occuperà tutta la nostra vita: è l'inizio della purificazione nell'Amore:
è Dio che ci ha creati, è Dio che ci tocca, è Dio che desidera comunicarsi con l'uomo Sua creatura: tutto parte da Lui, dal Tu che ci viene incontro da tutta l'eternità. Che cosa può fare l'uomo? Gesù ce lo indica: credere in Lui e fare la volontà di Colui che Lo ha mandato (ritorniamo così alle 10 Parole e al comandamento di Gesù!). Bene...dov'è il martirio? Abbiamo detto, per semplificare, che esiste un martirio cruento (rosso) e uno non cruento (bianco e verde)... bè, secondo la mia esperienza il martirio non cruento si può suddividere in un martirio fisico, un martirio psicologico e infine in un martirio spirituale.
La maggior parte delle persone fa esperienza del martirio fisico e psicologico. In che cosa consistono? Non sono un'esperta in materia però nella vita di tutti i giorni ci sarà capitato di desiderare qualcosa ardentemente ma non poterla avere: ad esempio chi ama lo sport non può farne a meno ma se l'atleta si "strappa" un muscolo deve rinuniciare all'attività sportiva per un pò di tempo... eppure se vogliamo è anche questo un martirio fisico! (sia fare sport che non farlo!!) Oppure vi sarà capitato di incontrare una persona che vi ha chiesto un favore un pò penoso ad esempio di farvi a piedi chilometri di strada con lui/lei per accompagnarlo/a da qualche parte e ovviamente voi eravate già distrutti dopo una giornata piena di fatiche! A lavoro il capo vi avrà sicuramente chiesto degli straordinari mal retribuiti! La moglie che chiede al marito di cucinare perchè farà tardi dal lavoro e quando ritorna trova il marito davanti alla tv che ovviamente pretende la cena! Per non parlare dei sacerdoti: ogni giorno sono vessati da un'infinità di richieste che li portano al limite della sopportazione (anzi direi che lo superano abbondantemente!!): stanchi, distrutti ma sempre pronti a donare un sorriso e guai se non fosse così!La gente gliela "farebbe pagare" subito! E le mamme? quanti sacrifici fanno le mamme per i loro figli!! Pensiamo a Maria Santissima! Secondo voi si sarà divertita nel sapere che il Figlio era fuori a "combattere" contro i farisei? Maria, come ogni madre, avrebbe lasciato tutto  per difendere il Figlio fino a dare la propria vita e, se fosse stato possibile, pure qualcosa in più oltre ogni limite...eppure Ella rimase molto tempo a casa, penso, non con poco sacrificio! Infine come non ricordare chi, a causa di patologie mediche gravi, non può camminare, non può usare le mani, non può vedere ecc..

Viversi come dono

Credo che ognuno di noi sia un dono di Dio per l'umanità e per questo motivo è necessario entrare nella logica del dono! La vita è un dono, l'intelletto è un dono ecc.... quando consideriamo questi doni come un possesso privato, ci chiudiamo alla relazione con il prossimo. Se l'uomo non si vive come dono non potrà donarsi agli altri. Se il mio unico desiderio è quello di possedere tanti doni non arriverò mai a conoscere me stesso/a perchè non riuscirei (sarebbe impossibile) ad istaurare una relazione vera con Dio o meglio non riuscirei ad avere un dialogo autentico - diverso dal chiedere per ottenere- in quanto sarei chiuso/a nei miei desideri di possesso.

domenica 8 maggio 2011

riflessioni di oggi...sulla preghiera

La preghiera è il balbettio dell'anima...
la nostra preghiera deve diventare liturgia che si unisce e si armonizza con la più grande liturgia della natura che loda il suo Creatore.
La Messa è anche un canto d'amore dell'uomo in Dio e di Dio nell'uomo: è il momento in cui la sposa del Cantico incontra lo Sposo e si perde in Lui...